Chiudi gli occhi per un momento.
Decidi tu quanto dovrà durare questo momento.
Arrivano suoni dall’esterno.
Non è necessario identificarli, ma semplicemente accoglierli.
Senti la vibrazione che portano con sé, lascia che attraversi il tuo corpo.
Attenzione: non ti sto chiedendo di udirli, ma di sentirli nella loro totalità.
Come onde leggere, i suoni si affacciano e poi si ritirano, sempre più lontani.
La tua consapevolezza si rivolge ora verso l’interno.
Riesci a percepire quel solletico lieve allo stomaco,
i nervi che vibrano come fili d’erba mossi da una brezza,
il sangue che scorre con una presenza silenziosa ma viva.
Il respiro si fa sempre più presente.
L’aria entra dalle narici, accarezza le pareti interne,
scivola giù, si fa spazio, fino a colmare i tuoi polmoni.
Puoi sentire il diaframma che si espande,
seguendo un ritmo naturale che rassicura.
Poi l’aria esce, con dolcezza.
C’è una piccola pausa, spontanea, a polmoni vuoti.
E subito dopo, un nuovo respiro.
Una sinfonia perfetta e silenziosa,
che tu devi solo osservare, senza intervenire.
Ti lasci trasportare dal fluire del respiro.
Rimani presente, ma leggero.
Sani la relazione con il tuo corpo,
attraverso l’osservazione serena
di un meccanismo perfetto che non chiede nulla,
se non di essere vissuto.
E poi, apri gli occhi.
E decidi che è da lì che vuoi ricominciare.
Foto di Shahariar Lenin da Pixabay




Lascia un commento